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Insediato il nuovo Consiglio comunale. Il discorso del Sindaco
Umberto Cocco ha giurato fedeltà alla Costituzione martedì davanti al Consiglio comunale, quindici giorni dopo l'elezione a sindaco di Sedilo. Nell'aula al piano terra del municipio, davanti ad alcune centinaia di persone, il sindaco ha poi comunicato i nomi dei quattro assessori della giunta: Antonio Frau, Margherita Cherchi, Pietro Meloni ed Emanuela Pira, prima di rivolgere un saluto al paese.
Il testo del discorso del sindaco Umberto Cocco:
"Saluto tutti i sedilesi. Sedilesi sono coloro che vivono qui, che ci sono arrivati, che ci sono rimasti per un più o meno lungo periodo, i sedilesi che sono andati via, le vecchie generazioni di emigrati e la nuova emigrazione.
Ci piace che vadano e che tornino, che le migrazioni siano in un senso e nell'altro. Ci dispiace e ci piace che ci lascino, ci piacerebbe che tornassero quelli che vanno via, più ricchi di esperienza, di cultura. Faremo ponti a chi torna, apriremo strade a chi vuole venire, non erigeremo barriere.
Ho salutato in questi giorni le autorità religiose, quelle militari, ho salutato i carabinieri che mi sono venuti a trovare, ho salutato il prefetto che tutte le rappresenta nella nostra provincia.
Ho salutato le associazioni di volontariato, abbiamo già chiesto loro uno sforzo straordinario per l'apertura di tutto ciò che è chiuso.
Sono stato a scuola, continuo a pensare che moltissimo si decide lì e che la serietà dei docenti nonostante tutto, del personale scolastico, e la loro non indifferenza a quel che accade nelle case e nelle strade, è quel che ci salva.
Già solo per questo potrei dire che è valsa la pena di essere stato eletto sindaco.
Voglio dirvi che gli uffici del sindaco sono aperti. Le porte degli uffici del Comune sono aperte. Li saluto tutti, i dipendenti, impiegati e operai. Ho trovato donne e uomini disponibili, gentili. Penso che la vita di un Comune sia fortemente educativa, che il contatto con gli utenti e il controllo esercitato da loro sia salutare e una scuola continua di flessibilità, umanità, alla fine di efficienza.
Agevoleremo in tutti i modi l'apertura, la disponibilità, il municipio aperto e le cose pubbliche come cose e case di tutti. Ci dispiacciono le barriere: un paese popolato da molti anziani deve cambiare aspetto e accessibilità e vivibilità, ed è così per il paese che vorremmo popolato anche da molte mamme con le carrozzine.
Saluto infine voi, consiglieri di minoranza e di maggioranza, le donne del consiglio in modo particolare. A tutti auguro buon lavoro. Non ci sono troppi veleni, dopo una campagna elettorale combattuta e molto presidiata.
Faremo anche la battaglia politica, la battaglia politica è il miglior antidoto alla divisione. Non sembri un paradosso. Lo ripeto: la battaglia politica è il miglior antidoto alla divisione (e alla desolazione).
Ringrazio la vecchia amministrazione per la collaborazione in questa fase, non mi sembra un'amministrazione che ha nascosto scheletri, né noi li cerchiamo programmaticamente.
Noi ci siamo candidati e siamo stati eletti per fare bene l'ordinaria amministrazione, ma sono convinto anche per fare molto, molto di più.
Credo che percepiamo tutti che il nostro paese, come ogni piccolo paese della Sardegna interna, è davanti a rischi di decadimento, impoverimento.
Cominceremo dalle povertà, dal bisogno, da coloro che i vangeli chiamano "gli ultimi". E' il bisogno che bussa alle porte del Comune.
Nessuno bussa alle porte del municipio per chiedere più libri, più ore di apertura delle biblioteche, più ore di teatro e di musica nelle scuole, più ore di italiano, matematica, inglese e cultura sarda.
Eppure ci piacerebbe cominciare da qui, dare il senso di una direzione: la cultura ci emancipa, individualmente e collettivamente. La forte cultura tradizionale della nostra comunità, il lavoro duro nei campi e nelle case, degli uomini e delle donne, i rapporti di vicinato, la solidarietà, gli oggetti che abbiamo saputo produrre e il pane che abbiamo dovuto e saputo cuocere.
Se sappiamo salvare questo patrimonio, innestandoci sopra la cultura dei giovani, l'intelligenza coltivata, Sedilo avrà un futuro.
Non ci verranno "regalate" nuove fabbriche dallo Stato, non uffici pubblici dove collocare i disoccupati, non ci sono bastate nemmeno le infrastrutture, le strade, le zone industriali di cui è disseminata la Sardegna, le mungitrici elettriche: è nella testa dei nostri giovani la risorsa.
Nella capacità di metterci un'idea, fare un'impresa, inventarsi un lavoro, che competa non con l'impresa del nostro paese, ma nella dimensione più vasta, nel mondo ormai globale. Forse dobbiamo cominciare dalla cultura del lavoro, dal pulire ciascuno il proprio pezzo di vicinato, il campo sportivo, la strada di campagna.
Il senso di vivere in una comunità lo vedrei all'opera in queste manifestazioni e in questi gesti antichi, non in chi urla di più nei bar il nostro orgoglio sedilese. Nella capacità di rifare quel che hanno fatto i padri.
Siamo alla vigilia della nostra festa, "Sa Festa", ma a volte non sembra.
Il nostro pensiero va alla grandezza del rito: credo che Sedilo senza Ardia sarebbe un paese più povero. Non ci vogliamo rinunciare. Ma in Europa non è più possibile oggi fare la Corrida, il Palio di Siena, e nemmeno l'Ardia, senza che l'autorità ci getti il suo sguardo.
L'autorità che ha gettato lo sguardo sull'Ardia non è emanazione della mia parte politica, proviene da un governo che non è espressione della mia parte politica (che è all'opposizione.
Ma nessuno di noi speculerà su questo. La normativa della quale questi giorni si discute è figlia della sensibilità accresciuta non direi solo per la vita delle persone, dei cavalieri, degli spettatori, per lla sorte delle vedove e degli orfani, ma anche per la salute dei cavalli. Questa sensibilità appartiene anche a noi, ai sedilesi. Se la comunità si spezza su questa faglia, di chi vuole sfidare la sorte e di chi salvaguardare la vita, l'Ardia è finita.
Vorremmo condurre con senso di responsabilità anche a nome dei sedilesi che hanno votato in maniera opposta al referendum della vecchia amministrazione, una giusta battaglia per la salvaguardia dell'Ardia, ma senza far finta che non ci sia un problema di sicurezza da affrontare, di responsabilità di chi la corre, di accettazione di un "principio di autorità".
Trovo convincente l'argomento di qualche cavaliere che è forse l'avere perso il senso della legge dell'Ardia che ci ha fatto trovare impreparati davanti allo Stato che ce ne impone una sua."Una sua" è improprio: la legge dello Stato è anche la nostra, non troverete nella nuova amministrazione una sponda all'illegalità, non possiamo e non vogliamo esserlo.
Credo che ne usciremo: diamoci una mano, è un momento importante. Il sindaco si assumerà le sue responsabilità. Può darsi che io non vada a cavallo all'Ardia, non mi sono candidato per togliermi questo gusto che moltissimo mi tenta: l'ho fatto per cercare di condurre insieme alla mia maggioranza e mi auguro anche con la minoranza, di condurre il paese all'incrocio possibile fra tradizione e modernità. Ci dobbiamo stare tutti, insieme, a quell'incrocio, rispettosi del passato, attenti al futuro.
Chi cerca il sindaco troverà un romantico, un nostalgico, mi sento pochissimo scoperto su questo fianco. Vorrei essere di più un innovatore, sento che questo è il bisogno più forte, anche se non bussa alle porte del municipio, ma apparentemente è così, solo apparentemente.
Grazie a tutti".
Progetto sviluppato con i finanziamenti concessi ai sensi della Legge n.482 del 15 dicembre 1999
di tutela delle minoranze linguistiche storiche